Del Grosso a Bari nel Pallone: “Spal, annata splendida. Il Bari? Avrei potuto giocare i playoff, ma la società…”

Le parole dell'ex difensore del Bari ora in forza alla Spal


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Cristiano Del Grosso
Cristiano Del Grosso

Una promozione per ripartire, con la grinta e l’entusiasmo di sempre. Dopo il periodo di militanza del Bari e lo sfortunato incidente che lo aveva colpito, Cristiano Del Grosso ritorna nella massima serie. Lo fa con la maglia della Spal, storica e gloriosa società emiliana che in Serie A manca dalla stagione 1967/68. Ormai lontani i tempi dei vari Capello e Picchi, i ragazzi di mister Semplici (che ha rinnovato fino al 2019) sono ora pronti a scrivere un’altra pagina di storia. Allo stesso tempo, tuttavia, non si può ignorare la breve ma intensa militanza coi galletti per l’ex difensore dell’Atalanta. La nostra redazione ha contattato telefonicamente l’ex numero 3 dei biancorossi e tanti sono stati gli argomenti trattati. Non solo Spal e Bari, ma anche Colantuono e Conte. Quest’ultimo, non è un mistero, ha iniziato a collezionare successi proprio dal capoluogo pugliese.

Buon pomeriggio Cristiano. Che dire, questa promozione in A con la Spal in un certo senso ha il sapore del riscatto, soprattutto da un punto di vista personale.
“Si può parlare anche di riscatto, ma prima di tutto terrei a sottolineare l’annata splendida vissuta con la Spal. Merito di tutta la squadra, di un gruppo ineguagliabile e di una società che ha le idee chiare. Hanno influito anche fattori importanti, quest’anno c’è stata una corrente positiva. La promozione è storia e sono contento di questo, ci ho creduto come tutta la squadra. Ho dato il mio contributo e sono fiero di ciò”.

Anche a Bari lo scorso anno l’obiettivo era quello di centrare la Serie A. Dopo una buona partenza, però, sono iniziati i noti problemi che l’hanno coinvolta da vicino…
“A Bari mi sono trovato subito bene, c’era un gruppo di persone che conoscevo. Sono approdato in Puglia anche grazie ad alcuni calciatori amici, mi avevano convinto. Parlo di Valiani, Rosina, Contini e De Luca. L’avventura era iniziata col giusto entusiasmo e l’obiettivo era quello che tutti noi sapevamo. Pur non giocando un gran calcio fin quando sono stato coinvolto nella parte eravamo terzi, sempre in pienissima zona playoff. C’è stato poi il mio stop forzato ma la squadra ha sempre dimostrato di crederci. Io sono andato a Bergamo per curarmi, quindi è successo quel che è successo. Un qualcosa che può capitare a tutti, qualcuno ci ha scherzato ma il tempo rimette a posto ogni cosa. Quando hai a che fare con persone vere e che fanno i fatti anzichè parlare a vanvera tutto è diverso. Una volta ripresomi ero tornato a Bari con l’intento di tornare ad essere protagonista ai playoff. Ma la società aveva deciso di mettermi fuori. Ero pronto ed idoneo a giocare, con tanto di certificato. Avevo una voglia pazzesca di dare qualcosa in più ai galletti, ma non mi è stato concesso. Il tutto nonostante abbia fatto di tutto per recuperare la condizione al più presto. Anche allenandomi da fuori rosa e da solo come un cretino. I miei compagni di quel periodo non mi hanno mai fatto sentire solo, li ringrazierò a vita. Adesso io festeggio, ed è giusto cosi, altri magari si staranno mangiando i gomiti”.

Com’era il suo rapporto con Nicola?

“Reputo Nicola un uomo straordinario, di grandi valori morali. Uno di quelli che piace a me, mi identifico in lui perchè siamo fatti della stessa pasta. ma spenderei delle parole positive anche per Camplone. E’ un allenatore che conosco, siamo entrambi abruzzesi e spesso ci vediamo. Vorrei che nessuno tralasciasse anche il suo buon lavoro svolto. C’erano tutte le carte in regola per fare qualcosa di importante. In quella gara col Novara ci fu anche grande sfortuna e, se avessimo passato il turno, centrare la finale non sarebbe stato impossibile”.

Cosa, invece, non ha funzionato a suo parere nel Bari di quest’anno?
“Sinceramente non saprei. Posso dire che gli attestati di stima su Sogliano, Stellone e Colantuono ci sono e restano. Magari un trittico di risultati negativi ha impedito l’espressione dei valori reali. Una squadra come il Bari la vorrebbe chiunque in B, a parer mio. Mi sono sempre informato dei galletti quando ho potuto, fanno parte della mia storia calcistica. Ho appreso dei vari infortuni, probabilmente hanno influenzato parecchio. Anche se, dopo Benevento, pensavo che i biancorossi sarebbero potuti arrivare in fondo senza alcun problema”.

E i suoi ricordi di Colantuono, invece, quali sono?
“Ho un ottimo ricordo di lui. E’ una persona meticolosa, non lascia nulla al caso ed è molto preparato e competente. Cosi come tutto il suo staff. Credevo sarebbe potuto diventare un valore aggiunto, purtroppo è andata diversamente. Trasmetteva voglia di vincere, a Bergamo ha ottenuto risultati incredibili. L’ultimo record, prima di Gasperini, lo ottenemmo con lui in panchina. Abbiamo fatto salvezze importanti e senza mai soffrire. Non può essere messo in discussione, specie se in una categoria come la Serie B. In una piazza come Bari ci vogliono gli attributi, in riva all’Adriatico avrebbe potuto esaltarsi. Avrei scommesso su di lui”.

Qual è a suo giudizio il segreto per vincere un campionato lungo ed equilibrato come la B?
“Bella domanda! Fortunatamente io mi ritrovo a festeggiare un secondo campionato vinto. A Ferrara si sta festeggiando una promozione storica rispetto a quella di Siena. A quei tempi, con Conte in panchina, si partiva coi favori del pronostico, un po’ come il Verona di quest’anno. Eravamo forzati a vincere, c’erano pressioni diverse. Qui in Emilia invece, settimana dopo settimana, ha preso forma un’onda di emozioni, Si è giocati tutti per uno ed uno per tutti. Merito di tutti, dalla società ai giocatori. Basta un minimo di organizzazione e grande fame per imporsi. Lo zoccolo duro in questo caso ha un grande merito, cosi come i giovani ed altri giocatori più navigati come Schiattarella, Floccari, Antonucci o Arini. Meriti importanti anche quelli del nostro direttore sportivo, non tralascio nessuno”.

A proposito di Conte, si sarebbe mai aspettato un’ascesa cosi da parte sua?
“Si, me lo aspettavo. Lui può rigenerare chiunque, anche un giocatore morto. E’ una qualità che ha soltanto lui, per questo è il migliore al mondo. Lo ha dimostrato ovunque, dalla B fino al Chelsea. Me lo tengo stretto, ho avuto con lui un rapporto viscerale anche a livello caratteriale. E’ un vincente”.

E domani, proprio in occasione di Spal-Bari, potrà riabbracciare qualche suo ex compafno di squadra. Non solo Colantuono…
“A Bari ho un rapporto magnifico con tutti. Tornare a scontrarmi in campo contro squadre dove ho già giocato non è un problema. Io rispetto chiunque e gli amici li abbraccio senza alcun problema. E della mia carriera calcistica non ho nulla da rimproverarmi. Se avessi avuto una testa diversa di certo non avrei mai disputato dieci anni in Serie A”.






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Collaboratore ed aspirante Pubblicista. Si occupa di qualsiasi argomento attinente al calcio di Bari e Provincia

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