Grosso come Tardelli: campioni del mondo infelici a Bari. Addio in un silenzio assordante

Il non saluto dell'ex tecnico biancorosso segue 15 anni dopo quello dell'uomo dell'urlo di Madrid nell'82


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Un addio senza sorriso, un commiato infelice. Fabio Grosso ha lasciato Bari e lo ha fatto senza proferire verbo. Neppure una parola di ringraziamento. L’atteggiamento ha spiazzato tutti, soprattutto i tifosi che, nonostante tutto, lo appoggiavano ed erano comunque ammaliati dal mito del ‘campione del mondo’ nonché ‘eroe delle notti di Dortmund e Berlino dei mondiali 2006’. Evidentemente il capoluogo pugliese deve risultare particolarmente indigesto agli ‘iridati’: in fondo anche con Marco Tardelli, nel 2003, l’epilogo fu amaro. In tempi, modi e cause diverse, senza dubbio. Ma comunque da dimenticare.

Nell’arco di questi ultimi 15 anni, in fondo, la storia del Bari – salvo alcune brevissime parentesi – è stata tutt’altro che indimenticabile tra retrocessioni, fallimenti, scommesse e difficoltà economiche. Anzi: il declino è stato – ed è – inarrestabile. Se l’ex centrocampista di Inter e Juventus aveva conosciuto i Matarrese non più nell’epoca dei tempi d’oro, il secondo è invece capitato nella seconda stagione della presidenza Giancaspro. Non c’erano grandi pretese, se non in apparenza, nel primo caso, più ambiziose le aspettative nel secondo. Tardelli dopo un ottimo inizio si perse per strada, Grosso è arrivato anche al primo posto, poi ha perso posizioni ma ha chiuso la regular season con un comunque soddisfacente sesto posto finale. Un piazzamento in seguito ribaltato da faccende extracalcistiche ormai note. Entrambi, ad un certo punto, sono stati accomunati da un unico sentimento: la sensazione di non avere molto altro da spendere alla causa.

Nel caso di Grosso questo sentimento si è manifestato imponendo in primo luogo il silenzio stampa e, a quanto pare, un ruolo importante lo hanno giocato anche le carenze strutturali esistenti. Non è che i suoi predecessori – viene da pensare soprattutto a Conte – ne avessero, ma questo aspetto non può costituire un alibi per nessuno. Raramente, nonostante il buon lavoro sul campo, la squadra è riuscita ad entrare nel cuore dei tifosi e, ad un certo punto, l’abbandono di un gioco offensivo per far spazio a maggior ordine ed equilibrio tattico ha fatto il resto. In Serie B si fa strada anche in questo modo, ma tant’è. Il mister, dal canto suo, si è sentito incompreso. Inutile poi aggiungere quanto è conseguito dalla situazione societaria: difficile lavorare con serenità e, soprattutto, pensare al futuro.

A differenza di Basha, mister Grosso non ha gettato benzina sul fuoco ma è possibile che la sua linea di pensiero non sia poi cosi distante da quella del centrocampista albanese. ‘Intelligenti pauca’ dicevano i latini, ma qualche parola forte e di commiato sarebbe equivalsa ad un’apprezzabile forma di rispetto verso tutti. In fondo, qualche mese fa, l’aveva promessa lui stesso in conferenza stampa. Avrebbe dovuto dirci perché un allenatore qui a Bari fallisce puntualmente. Niente da fare. Ma per farsi largo in questo mondo migliorare la comunicazione sarà fondamentale. E’ bene che tu lo sappia, Fabio.






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Collaboratore ed aspirante Pubblicista. Si occupa di qualsiasi argomento attinente al calcio di Bari e Provincia

16 Comments

  1. A Bari c’è troppa pressione perché vogliamo la serie A e purtroppo manca la programmazione, assolutamente da non condividere il suo atteggiamento, poteva almeno spiegare le sue ragioni, vigliacco

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