Carrera: «Dobbiamo abituarci a vincere. Pochi gol? Vero, ma creiamo parecchio e serve cattiveria sotto porta. Non abbiamo una panchina lunga…»



BARI – Alla vigilia del turno infrasettimanale di campionato che vedrà il Bari affrontare domani in casa la Casertana,  Massimo Carrera ha incontrato oggi i giornalisti per la consueta analisi pre partita. La videoconferenza stampa dall’allenatore del Bari, trasmessa sui propri canali ufficiali dal club dalla sala “Gianluca Guido” dello stadio “San Nicola”, ha avuto inizio con queste parole: «Dobbiamo ripartire dal primo tempo giocato contro la Ternana, sotto l’aspetto non tanto del modulo di gioco, quanto dal giusto atteggiamento di stare in campo. Bisogna acquisire l’abitudine a vincere e avere sempre una certa cattiveria agonistica, soprattutto durante i momenti cruciali della partita. E’ importante avere la mente fredda e lucida per capire come si sta evolvendo la gara e giocare la partita, senza farsi spiazzare dagli eventi che accadono in campo. Essere obbligati a vincere non è semplice per nessuno. Non escludo che ci possa essere nel gruppo un certo timore di non riuscire a farcela, cosa che può essere solo dannosa. Dobbiamo infatti cercare di essere sereni e tranquilli e di andare in campo per giocare il nostro calcio e le nostre partite, avendo rispetto di tutti, ma paura di nessuno. Le pressioni? Fanno parte del calcio in qualsiasi squadra tu giochi, sia per vincere il campionato, sia per salvarsi. Quello che conta alla fine è sempre il risultato e dobbiamo essere consapevoli del dovere di riportare il Bari in alto».

Quanto al fatto di aver segnato pochi gol sotto la sua gestione: «E’ vero, ma abbiamo creato tante situazioni e quindi penso che questo sia importante. Nel calcio basta poco per cambiare gli eventi, anche un pizzico di fortuna. Se mi preoccupa l’astinenza in queste ultime gare dei miei attaccanti? Non importa se faccia gol Antenucci o Cianci o D’Ursi. L’importante è che questi giocatori si mettano sempre a disposizione della squadra, mettendo magari in condizione i propri compagni di segnare al posto loro. Dobbiamo però essere sicuramente un po’ più cinici e cattivi quando arriviamo sotto porta perché questo fa la differenza e perché non è sempre facile costruire in ogni gara 4 o 5 palle gol nitide».

In realtà, anche la difesa non è sembrata impeccabile e il mister dei biancorossi ne è consapevole: «Dobbiamo continuare a lavorare e cercare di evitare i nostri soliti errori perché francamente credo che i gol subiti nascano non tanto dalla superiorità delle altre squadre, quanto dagli episodi legati a nostri errori e dalla mancanza di concentrazione e di attenzione in certi momenti. Mi riferisco soprattutto alle disattenzioni dei singoli. Possono esserci certamente delle lacune individuali e di reparto, nonché di mentalità. Non penso che però la difesa abbia subito tantissimo. Abbiamo concesso pochissimo agli avversari. Ora dobbiamo avere lo spirito di sempre e vincere tutte le partite per fare più punti possibili, consci che tutto dipenda solo da noi e non dagli altri. L’importanza di piazzarsi secondi e partire quindi più avanti nei play off? Giocare meno partite può essere importante perché la squadra avrebbe più possibilità di riposarsi e di lavorare. Il nostro obiettivo è quindi quello di arrivare più in alto possibile e cercare di arrivare secondi. Il campionato non è ancora finito anche se la Ternana ha tanti punti di vantaggio e non dobbiamo guardare gli altri, bensì solo a noi stessi».

Il lombardo ha quindi analizzato l’avversario di domani: « La Casertana, anche se ha perso domenica scorsa in casa contro il Bisceglie, arriva da un momento positivo. Gioca un buon calcio e fa delle pericolose ripartenze. E’ una squadra che, nonostante la sconfitta per 5-1, ha messo in difficoltà anche la Ternana e quindi non è da sottovalutare. Del resto, tutte le gare sono insidiose e noi dobbiamo essere bravi a stare in partita fino a quando arbitro fischia perché solo allora il match può ritenersi concluso. Quando le partite stanno per giungere alla fine e c’è il risultato in bilico, la concentrazione deve essere al massimo. Altre volte, come accaduto contro il Monopoli o contro il Foggia, siamo invece riusciti alla fine a ribaltare la partita. Ogni sfida fa storia a sé».

Il discorso si è poi spostato su chi scenderà in campo contro i campani: «Dopo la rifinitura tirerò le somme e farò le mie valutazioni. Sicuramente qualcosa cambierò rispetto a sabato scorso, ma ho l’esigenza di constatare anche in che condizioni siano i giocatori. Celiento? Sta facendo un lavoro a parte e non è ancora ristabilita al 100%. Non ho ancora visto né il giocatore, né lo staff medico e non so se potrà essere disponibile o meno per domani. Quando si gioca ogni tre giorni e si disputano tante partite ravvicinate, si fa fatica a trovare il modo giusto di lavorare. Stiamo crescendo e, da quando sono qui, penso che la squadra abbia dimostrato, per gran parte delle partite, di avere la situazione in mano e questa è una cosa che mi fa ben sperare per il futuro».

A chi gli ha chiesto una riflessione sulle sostituzioni, che spesso non riescono a cambiare l’inerzia della gara, il 56enne di Pozzuolo Martesana è stato molto chiaro: «Non abbiamo una panchina lunga, tant’è vero che ogni domenica ci portiamo sempre 4 o 5 ragazzi della Berretti. Questo potrebbe essere un problema, ma non può rappresentare un alibi. Ci sono altri giocatori che possono giocare ed è normale che con i cambi a volte tu pensi di poter cambiare la partita, ma non sempre è così. Talvolta ci vuole anche fortuna nell’indovinare il giocatore giusto che entra e dopo un minuto ti fa gol e ti risolve la partita».

Il tecnico dei galletti si è congedato con un’ultima riflessione circa l’esclusione di Antenucci a Terni: « E’ stata solamente una scelta tecnica perché, giocando contro la Ternana, avevo bisogno di un centrocampo meno tecnico e più di corsa. Avrei potuto anche mettere Antenucci come mezzala, ma l’avrei potuto mettere in difficoltà e avrei limitato le sue potenzialità, non essendo quello il suo ruolo. Ne ho parlato anche con lui e alla fine ho scelto per chi ha più nelle gambe determinati compiti».





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