Mignani: «Peccato, sarebbe stato un punto d’oro! Abbiamo pressato bene e siamo ripartiti pericolosamente. Ci siamo e ce la vogliamo giocare. I tifosi? Non mi era mai capitato…»

Le dichiarazioni dell'allenatore biancorosso al termine del match contro il Genoa



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BARI – Nel post gara della gara giocata dal Bari in casa contro il Genoa, valevole per l’ultima giornata del girone d’andata del campionato di serie B, Michele Mignani ha tenuto la sua consueta conferenza stampa per analizzare a caldo la sconfitta.

«Penso che gli episodi siano sempre determinanti in tutte le partite – ha esordito l’allenatore del Bari – e posso ben dire di preferire tutta la vita il prendere gol al primo minuto di gioco piuttosto che ad un minuto dalla fine in quanto c’è il tempo per rimettere la partita in piedi. Non mi stancherò mai di dire che questo sia un campionato  difficilissimo, imprevedibile e anche fare un punto oggi sarebbe stato positivo. Dispiace sempre quando si perde in casa, però credo di poter serenamente pensare che la squadra abbia dato tutto quello che aveva e adesso dobbiamo ricominciare dopo qualche giorno di stop».

Il mister dei biancorossi ha poi spiegato ancora più nel dettaglio la serata vissuta al “San Nicola”: «Nel primo tempo la squadra ha speso molto, avendo corso tantissimo ed essendo andata molto in pressione sul palleggio del Genoa. Non è stato facile perché quella ligure è una squadra che ha giocatori bravissimi a gestire la palla e, nonostante questo, noi li abbiamo pressati bene, riuscendo a tratti anche a ripartire e ad essere pericolosi. Mi vengono in mente le due occasioni capitate a Benedetti. Nella ripresa la squadra è partita bene, ma poi ha preso il secondo gol, a mio avviso evitabile, ed ha avvertito maggiormente il colpo».

Il ligure ha ammesso di aver tentato il tutto per tutto per raggiungere il pari: «A 20 minuti dalla fine ho completamente forzato la partita e, quando lo si fa, a volte ti va bene, altre ti va male. Ero consapevole  che avremmo perso un po’ di equilibrio e di razionalità, però con la voglia, lo spirito e la spinta della gente che era allo stadio, la squadra c’ha provato fino alla fine ed ha creato qualcosina. Probabilmente, se fossimo riusciti a fare gol con quell’occasione di Salcedo o con qualche episodio vincente in mischia, parleremmo ora di un pareggio d’oro e andremo via tutti più contenti».

Secondo il 50enne di Genova un po’ di impazienza sotto porta è stata perfettamente normale: «Quando sei sotto e devi recuperare, ci può stare che ci sia un po’ di frenesia e di irruenza ed io accetto questo tipo di atteggiamento piuttosto che una remissività ed una passiva accettazione del risultato. Se avessero potuto, i ragazzi avrebbero regalato una gioia a noi e ai tifosi, ma quando il tempo passa e ti accorgi che manca sempre meno, rimanere ancora lucidi è difficile».

Quanto alle scelte fatte e soprattutto all’esclusione di Antenucci: «Stava bene ed infatti chi viene in panchina è sempre al cento per cento e se uno non è disponibile non me lo porto dietro. Stavolta ho semplicemente fatto delle scelte diverse preferendo l’inserimento di attaccanti più fisici perché pensavo che la partita si incanalasse proprio in quella direzione. Chi è entrato, credo lo abbia fatto con l’atteggiamento giusto e questa è la cosa più importante. E’ normale che se metti dentro tre o quattro attaccanti e pensi che uno ti possa far gol, anche se questo non avviene, non vuol dire che tu abbia fatto male qualcosa di importante».

A chi gli ha chiesto dell’ammonizione per proteste di Maita sul fallo di mano di un grifone, l’ex Modena e Siena ha raccontato cosa gli ha detto l’arbitro in campo: «Gli arbitri hanno molto bene in testa il regolamento e questo dice che se un fallo di mano non interrompe un’azione pericolosa, come ad esempio una partenza interessante, esso non sia da ammonire. Questa è stata la giustificazione che il direttore di gara mi ha fornito».

Il genovese non è molto d’accordo sull’utilità di una sconfitta : «E’ una bugia grossa quanto una casa il dire che una sconfitta ti faccia crescere. Una sconfitta ti abbatte sempre. Mi rinfranca però la prestazione che la squadra ha fornito contro un avversario forte. Questo non vuol essere una sottostima di noi stessi, ma bisogna pensare da dove siamo venuti e al percorso che stiamo facendo. Poi bisogna evidenziare i valori assoluti delle squadre che ci sono in questo campionato. Stiamo avendo continuità di prestazioni che ci stanno permettendo di giocarcela alla pari contro chiunque. Il mettere a tratti sotto il Genoa è il segnale che noi ci siamo e che ce la vogliamo giocare. Vincere le partite è un’impresa e per farlo ti deve andare tutto dritto. Oggi non è accaduto perché abbiamo commesso degli errori e li abbiamo pagati cari. Se dopo un minuto vai in svantaggio e se poi prendi il raddoppio da una punizione che avresti potuto evitare sulla tre quarti di campo, vuol dire che qualcosa l’hai sbagliata. In questi casi devi essere più forte per cercare di recuperare l risultato, ma trovi di fronte delle squadre che alzano un muro e così diventa tutto difficile».

Il Bari ha concluso il girone d’andata al quarto posto, ma questo non può al momento essere sufficiente. «Io non la guardo la classifica – ha argomentato Mignani – ma sono soddisfatto. Il percorso finisce alla trentottesima giornata di campionato e soddisfatti bisognerà esserlo allora e non adesso. Non è finita qui, bisogna pensare a fare bene in futuro, a partire dalla prossima partita. Ora abbiamo qualche giorno per staccare e avremmo preferito farlo con un risultato positivo, però questo non cancella la prestazione di oggi ed il percorso che la squadra ha fatto fino ad oggi».

Il tecnico dei galletti ha quindi toccato l’argomento “Cheddira”: «L’avevo visto motivato, aveva una gran voglia di giocare e mi è sembrato giusto buttarlo dentro. Prima della gara gli avevo detto che non avrebbe dovuto dimostrare niente a nessuno e che non avrebbe dovuto sentire più responsabilità di quelle che aveva avuto fino ad oggi. Partecipare ad un mondiale non significa che poi devi spaccare il mondo e vincere le partite da solo. Mi è piaciuto tanto in termini di atteggiamento e l’ho visto anche bene fisicamente perché è arrivato tranquillamente al novantesimo sebbene mi avesse detto che durante i giorni del mondiale non aveva lavorato tantissimo come è normale quando si gioca ogni 3-4 giorni. E’ un ragazzo sano, giovane e l’ho visto bene. Ha fatto una grande partita, al di là del gol. Se sarà ancora a Bari a Gennaio? Queste sono cose che non mi competono. Esistono leggi di mercato e situazioni di cui tenere conto. Spero di ritrovarlo quando torneremo il 4 gennaio ed ora apprendo che il direttore sportivo Polito nel prepartita abbia dichiarato che Caprile e Cheddira non si muoveranno da qui fino a giugno. Questo non può che farmi un enorme piacere».

L’ultimo argomento trattato ha riguardato il pubblico fantastico del “San Nicola”:  «Avrei voglia di accarezzare i tifosi uno per uno e ringraziarli per essere venuti in massa ad incitarci. Loro sono una cosa incredibile e non mi era mai capitato in carriera di giocare o allenare in un contesto di questo genere. Viene voglia di giocare anche a te! Credo che i ragazzi abbiano però dimostrato di andare forte anche per ringraziare queste 50mila anime che erano allo stadio».





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