
Nel post gara della partita vinta a sorpresa dal Bari in casa del Cesena, Moreno Longo ha tenuto la sua conferenza stampa per analizzare a caldo il risultato finale.
«Speravo naturalmente di iniziare con questo tipo di partita – ha esordito l’allenatore del Bari – l’ho detto ai ragazzi anche a fine gara e se ci fosse stata una vittoria da fare, l’avrei voluta fare in questo modo. Perché è arrivata tramite un grande spirito, una grande abnegazione e una grande capacità di stare anche dentro la sofferenza di partite del genere. Per una squadra che deve salvarsi e che arriva dal percorso fatto oggi del Bari, è fondamentale provare a far di tutto per raggiungere questo obiettivo. Oggi questo segnale andava dato forte e il merito va ai ragazzi, anche perché sono loro che vanno in campo, non sono certamente io. Il mio compito è solo quello di pretendere e di riuscire a far loro tirare fuori tutto con continuità».
Il mister dei biancorossi ha poi spiegato ancora più nel dettaglio il pomeriggio vissuto allo stadio “Orogel Stadium – Dino Manuzzi”: «E’ normale che c’è da migliorare tante cose, anche perché devi essere preparato ed abituato a lavorare a questi ritmi e con questa intensità. Basta non curare al meglio alcuni dettagli e le distanze si allungano finendo per rischiare di prendere qualche infilata di troppo. Nel secondo tempo, col primo cambio ho detto a Dorval di fare il lavoro che faceva Rao, che era sfinito, non non ne aveva più e non rientrava più. Poi ho messo Pagano a uomo su Castagnetti e ci siamo difesi col 3-4-1-2. Non avremmo mai potuto tenere quel ritmo per altri minuti, sapevamo che i nostri due centrocampisti non avevano ricambi per caratteristiche simili e non avrebbero potuto reggere con quel tipo di corse e quindi ci siamo dovuti ricompattare. Abbiamo dovuto difendere in blocco basso, senza cercare di andare ad aggredire a causa di un calo che stavamo notando».
A chi gli ha chiesto della condizione fisica generale della squadra, l’ex Como ha spiegato la situazione con molta lucidità e pragmatismo: «Quando arrivi da 4 giorni, i test non si possono fare, non ne abbiamo avuto il tempo e non ce l’abbiamo. Ho trovato una squadra piena di grande disponibilità. Poi il calcio cambia in base alle richieste. Io richiedo un calcio con grande aggressività e diventa una questione di abitudine. Avessi dovuto difendere sicuramente in un altro modo, mi sarebbe servito magari altro. Per il nostro modo di stare dentro il campo, abbiamo bisogno assolutamente di alzare i ritmi».
E’ evidente che, in così poco tempo, il torinese abbia soprattutto agito a livello mentale sui ragazzi e a tal proposito ha chiarito il suo programma di “battaglia”: «Sappiamo di aver preso tre punti pesantissimi, ma sappiamo anche di non aver risolto nulla. Adesso dobbiamo metterci sotto per cercare di portare avanti quello che abbiamo iniziato adesso. Io di energia e motivazioni ne ho tante, lo dico con grande umiltà. Questa è l’unica cosa che non mi manca e spero che la squadra tenda a rispecchiarmi. I ragazzi hanno qualità e mi dimostrano in questo momento di esserci. Non guardo in faccia a nessuno sotto questo aspetto. Non si guarda alla carta d’identità, al passato, alle presenze, ma si guarda a chi pedala forte, a chi ci crede e a chi ci può dare qualcosa in più. Ho detto ai ragazzi che siamo ad un punto di non ritorno e che non si può ottenere nulla solo per grazia ricevuta. Le cose bisogna guadagnarsele. C’è sempre un campo che ci giudica e che ogni giorno giudica anche me in prima persona. Quando faccio male, ne pago le conseguenze. Loro devono capire che settimanalmente quel tappeto verde ti dà il responso e che di conseguenza devono andarsi a guadagnare tutto durante le partite e durante gli allenamenti».
Secondo il 49enne piemontese il primo obiettivo da perseguire è quello di gestire il gruppo in modo oculato: «Ci siamo già conosciuti in passato e a volte, anche con me in panchina, le prestazioni nel finale della stagione non sono state a volte all’altezza di quello che ci aspettavamo? Quindi il lavoro è sempre difficile e c’è bisogno che si crei il giusto binomio allenatore-squadra. Io ho sempre parlato di gestione quotidiana. Non basta scegliere i calciatori e costruire le squadre, bisogna poi gestirle e la gestione, secondo me, può fare la differenza. Penso che questi ragazzi possiamo aiutarli anche gestendoli nel modo migliore. La società sa cosa intendo per questo. La squadra deve trovare da parte nostra una guida che possa portarli a cercare di fare più prestazioni possibili di questo livello. Farle tutte su certi livelli ci piacerebbe tanto, ma non sarebbe possibile. Ogni volta, però, non si potrà prescindere dallo spirito e dall’atteggiamento visti oggi, a prescindere da moduli e tattiche».
Il tecnico dei galletti si è congedato con un’ultima riflessione che inevitabilmente riguarda il calcio mercato: «Quello che abbiamo programmato non deve cambiare di una virgola. Assolutamente! Io ho detto ai ragazzi che queste due partite (contro Cesena e tra una settimana contro il Palermo n.d.r.) mi sarebbero servite a capire perché arrivano prima della chiusura del mercato. Ho detto ai ragazzi che volevo innanzitutto dei punti e oggi me ne hanno portati già tre. Sono stati bravissimi! Poi voglio capire su quanti giocatori posso contare, perché poi, una volta terminato il mercato, si dovrà chiudere la porta dello spogliatoio e capire quanti saremo per andare a battagliare in un finale di campionato che sarà caldissimo. Non voglio scontenti, non voglio giocatori che abbiano anche solamente il minimo pensiero di non mettersi a lavorare duramente per la causa. Detto questo, il mercato lo conosciamo benissimo. Quello che abbiamo detto, secondo me, non deve cambiare assolutamente di niente».

Lascia un commento