Mignani: «Finora non abbiamo fatto nulla! A Catania con mentalità vincente e i ragazzi mi stanno mettendo in difficoltà per le scelte. Sta crescendo un gruppo affiatato…»


BARI – A due giorni dall’incontro Catania-Bari, in programma domenica alle ore 17:30, Michele Mignani ha incontrato oggi i giornalisti per la consueta analisi pre partita. Nella solita conferenza stampa tenutasi nella sala “Gianluca Guido” dello stadio “San Nicola”, queste sono state le prime parole pronunciate dal genovese: «Per noi è la terza trasferta in quattro partite e sono contento che capiti il Catania. Certo, c’è da fare un viaggio abbastanza lungo e lo dobbiamo fare in due giorni, però ci vogliamo arrivare con grande entusiasmo e con grande fame. Fino ad ora non abbiamo fatto niente e se veramente pensassimo di essere diventati bravi, commetteremmo un errore. Quando pensi di essere arrivato in cima e caschi, fa ancora più male. Dobbiamo preparare la partita con la giusta mentalità per cercare di vincere, a prescindere che si giochi in casa o in trasferta. Poi ogni partita ti mette di fronte a delle difficoltà e noi dobbiamo sempre cercare di andare oltre. Bisogna sempre tenere in considerazione che, quando si gioca, si ha sempre di fronte un avversario. Miglioriamo nella ripresa? Le partite che abbiamo fatto fino ad oggi ci dicono che nei secondi tempi c’è stata una crescita, probabilmente fisica, che può anche essere associata ad un calo dell’avversario. D’altro canto, credo che probabilmente l’approccio alla partita nei primi minuti siano sicuramente più complicati rispetto al proseguo».

L’allenatore del Bari ha quindi analizzato il prossimo avversario: «Il Catania è una compagine solida, formata in tutti i reparti da giocatori di categoria. Esprime anche una buona idea di calcio e ha giocatori vivaci e molto pericolosi da metà campo in avanti, per cui mi aspetto una squadra che, giocando in casa, vorrà provare a batterci. Viene da una sconfitta secondo me immeritata e in casa aveva vinto facendo una buona partita due settimane fa, perciò credo sarà per noi una partita tosta e difficile, come lo sono del resto tutte quelle del campionato. Baldini? Penso che sia un ottimo allenatore e che sappia come motivare la sua squadra. Chiunque affronti il Bari ha delle motivazioni altissime. Se sarà un esame della verità? Non credo, perché ogni settimana c’è un esame della verità, a prescindere dall’avversario. Non ha senso per me guardare più in là della partita di Catania. L’obiettivo è quello di fare punti di settimana in settimana, perché ce li ritroveremo alla fine dell’anno, e arrivare come si deve al termine del torneo. Chi vuol vincere deve dare possibilmente continuità di vittorie o comunque continuità di punti».

Il discorso si è poi spostato sulla formazione e sulle scelte: «Rispetto alla scorsa settimana, i ragazzi mi stanno mettendo ancora più in difficoltà. A parte qualcuno ho, anche quelli che sono arrivati per ultimi si stanno allineando al resto del gruppo e sono pronti. Hanno portato entusiasmo, qualità nell’allenamento e quindi scegliere la formazione è sempre difficile. Questo mi lascia tranquillo perché so che, qualsiasi scelta faccia, sarò sicuro di mandare in campo della gente pronta, che sa quello che deve fare e che può alzare l’asticella della qualità della squadra. Tanto poi la formazione giusta si conosce sempre al novantacinquesimo! Sono contento di avere la possibilità di scegliere tra tanti giocatori e sappiamo che ci sarà spazio per tutti. Del resto, credo di avere a che fare con dei professionisti seri e con degli uomini. Chi ha scelto di venire qui ed ha sposato il progetto Bari, sa che deve conquistarsi il posto, dando il proprio contributo. A volte 5-10 minuti valgono più di 90… ».

Il tecnico dei galletti ha quindi continuato parlando del gioco e del gruppo: «Se preferisco la vittoria o il gioco? Io sono convinto che nel 98-99 per cento dei casi le vittorie si conquistino attraverso le prestazioni. Esse contemplano una serie di fattori rappresentati dalla parte agonistica, dalla parte tecnica, dalla mentalità e dalla fame. Dobbiamo cominciare a portare dentro tutti questi fattori concreti perché è difficile vincere una partita non meritandolo e lo puoi fare eccezionalmente. Alla fine, se fai le cose giuste sotto tutti gli aspetti, è più facile vincere le partite. Sono convinto che sia lo spirito di squadra a determinare la vittoria. Secondo me sta nascendo un gruppo affiatato, che lavora per un obiettivo unico perché bisogna pensare al bene del Bari e non al bene individuale. Io vorrei sempre una squadra che crei tante occasioni e allo stesso tempo sia cinica, ma se dovessi scegliere, preferirei una squadra che crei più occasioni da rete. La cosa più importante è la solidità di una squadra che concede poco all’avversario e che poi, grazie ai giocatori che ha e agli sviluppi di gioco sui quali lavora, riesce a finalizzare più degli altri».

Quanto ai singoli: «Simeri? E’ subentrato in due partite ed ha fatto due gol. Il secondo è valso tre punti alla squadra e quindi sono stato felicissimo per il ragazzo. Tutti mi stanno mettendo in difficoltà, non solo Simeri. Credo giusto che gli attaccanti prendano i meriti quando fanno gol, ma ha importanza anche chi fa gli assist e chi costruisce l’azione. Antenucci? Ha superato il problema che ko ha fermato e ora sta bene. Ha fatto tutta la settimana con i ragazzi e in questi due giorni valuteremo se farlo giocare dall’inizio oppure a partita in corso. Conosciamo che giocatore sia e sappiamo che è un valore aggiunto per noi».

L’ex Modena e Siena ha affrontato in chiusura alcuni discorsi tattici: «Sono convinto che la fase difensiva coinvolga l’intero collettivo. Se la squadra nelle ultime partite ha subito poco e perché c’è la partecipazione di tutti, a partire dagli attaccanti che si sacrificano tantissimo e che, proprio per questo motivo hanno bisogno più di altri di essere cambiati o di subentrare a partita in corso. Credo che sia un presupposto fondamentale per una squadra quello di lavorare tutti per cercare di mettere la difficoltà l’avversario, di chiudere gli spazi, di raddoppiare le marcature e di essere corti. Il centrocampo? Nel modulo che interpretiamo è un reparto nel quale si richiede molto sacrificio perché chi gioca in quella posizione deve partecipare sempre alla fase difensiva e deve cercare di accompagnare l’azione. Quindi si ha veramente tanto campo da coprire, ma con i cinque cambi si può ricorrere a delle sostituzioni per togliere la gente che è un po’ più stanca. La fluidità di manovra? Secondo me è cresciuta nelle ultime due partite, ma poi bisogna anche considerare l’atteggiamento dell’avversario. Quando l’avversario si abbassa con 10-11 giocatori sotto la linea della palla, diventa più difficile farla circolare e trovare degli spazi per andare poi a chiudere l’azione. Qualcosa si può cambiare, ma in un livello così alto è compito dell’allenatore far sentire tutti partecipi».






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