Simeri: «Contento per il gol, ma era più importante vincere. In passato non abbiamo avuto una squadra così forte. A Potenza segno sempre? Potremmo chiedere… »



Al termine della gara tra Picerno e Bari, a presentarsi davanti ai microfoni dei giornalisti per i biancorossi è stato Simone Simeri che ha così commentato innanzitutto il proprio gol che ha fruttato i tre punti: «Per un attaccante la cosa più bella è quella di entrare e fare gol. Oggi però era importante vincere perché dobbiamo dare continuità ai risultati e poi vincere aiuta a vincere e fa bene al morale. A chi ho dedicato il gol? Dopo aver segnato mi sono rivolto al Direttore Polito. Lui mi conosce bene e prima della partita mi ha detto di vedermi arrabbiato. Io gli ho risposto di no sostenendo di essere tranquillo e alla fine gli ho aggiunto che oggi sarei entrato e avrei segnato!».

Secondo l’attaccante del Bari, è stato fondamentale sbloccare il risultato: «L’importante era andare in vantaggio e siamo riusciti a finire la partita con quel risultato. Prima del mio gol abbiamo avuto anche due palle importanti e c’è stato anche un miracolo del portiere. Siamo stati bravi nei cambi e a fare gol».

L’opinione del bomber biancorosso sulla stagione appena iniziata è decisamente positiva: «Nulla togliendo ai miei vecchi compagni, negli anni passati non avevamo una squadra così forte da poter competere fino all’ultima giornata per vincere il campionato. Siamo sempre stati una squadra, ma quest’anno credo che siamo molto più completi. Quest’anno abbiamo una rosa importante e numerosa che ci permette di poter vincere le partite in qualsiasi momento. Chi gioca o chi entra non fa quindi differenza. Non ci sono titolari e non ci sono problemi. Siamo un grande gruppo, composto da giocatori importanti che hanno giocato in categorie importanti. Non c’è rivalità, bensì agonismo e competizione nel giocarsi il posto in settimana. Siamo tutti qui per lo stesso obiettivo».

Anche secondo il 28enne napoletano, l’arrivo dei nuovi innesti sta portando enormi benefici: «C‘è più qualità e intensità negli allenamenti e i risultati si vedono anche in campo. Prima eravamo solo 13 giocatori e alcuni ragazzi della Berretti che ci hanno messo voglia e che ci hanno dato comunque una mano».

Per la punta partenopea, lo stadio di Potenza è una specie di amuleto, come confermato da lui stesso: «Due anni fa, con Vivarini in panchina, vinceremo qui con lo stesso risultato e dopo quel match collezionammo 27 partite consecutive senza mai perdere. Speriamo quest’anno di andare dritti all’obiettivo che tutti sappiamo, senza passare attraverso i play-off. Abbiamo giocato in questo stadio 4 volte e in queste gare ho fatto 3 gol nella stessa porta. Evidentemente porta bene e potremmo chiedere magari alla Lega di giocare sempre qua (sorride n.d.r.)».

L’ex Ascoli e Juve Stabia ha quindi risposto a due domande circa lo stato fisico del gruppo e il suo affiatamento in avanti con gli altri attaccanti: «La condizione sta crescendo sempre di più anche perché in molti siamo stati Vittime del Covid e quindi abbiamo dovuto saltare 10-12 giorni di ritiro. Piano piano ce la stiamo mettendo tutta per ritornare al 100% e quindi lavoriamo per questo in settimana. Per quanto riguarda il giocare davanti con gli altri attaccanti, posso dire che con Mirco ho disputato un campionato intero. Cheddira? Abbiamo delle caratteristiche simili però penso che possiamo coesistere tranquillamente anche se poi queste sono valutazioni che deve fare il mister. Noi abbiamo solo il dovere di allenarci bene e di farci trovare pronti sia quando giochiamo dall’inizio che quando subentriamo».

Il numero #9 dei galletti si è congedato dai microfoni della stampa sottolineando un aspetto personale che indica la sua maturazione negli ultimi anni: «In passato probabilmente cercavo con ossessione di giocare titolare facendomi tante elucubrazioni mentali. Crescendo capisci invece che anche partire dalla panchina ti fa bene. Quando ti giri, vedi giocatori importanti che pedalano in settimana  e che non dicono una parola se non giocano. Quest’anno, ancor più che negli altri scorsi, non è importante giocare o non giocare, bensì vincere assolutamente il campionato, senza pensare chi sia il titolare e chi no».





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